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Era il 1994 e a cavallo tra la fine di Aprile e l'inizio di Maggio di quell'anno si correva il Gran Premio di Formula 1 ad Imola, in Italia. Un circuito molto veloce e tecnico, uno dei miei preferiti. Quell'anno però, c'era uno strano presagio nell'aria. Qualcosa che anche alcuni piloti avvertirono, tra cui il campione brasiliano Ayrton Senna. Nato a San Paolo, in Brasile, il 21 Marzo 1960, questa leggenda non ha certo bisogno di presentazioni, ma facciamo un piccolo preambolo sulla sua carriera.

Debutta in Formula 1 nel 1984 con il Team Toleman con un contratto per l'intera stagione, dove ha la possibilità di correre prima con la TG183B e poi con la TG184 ottenendo 13 punti e un 9° posto a fine stagione. Il giovane brasiliano però aveva talento, e a dimostrarlo ci fu un incredibile secondo posto al Gran Premio di Monaco corso sotto una pioggia torrenziale, dove Ayrton aveva una marcia in più. Si, perchè il brasiliano sembrava trovarsi più a suo agio sull'acqua che a casa sua, ed era capace di mostrare una sensibilità fuori dal normale su questo tipo di fondo. Quasi innaturale. Nel 1985 a notarlo fu Peter Warr, manager del Team Lotus che in quegli anni vestiva l'indimenticabile livrea John Player Special. Peter gli mise in mano la 97T per tutta la stagione, e Ayrton svolse ottimamente il suo lavoro. Nonostante ben 7 ritiri su 16 gran premi, Senna ottenne due vittorie (in Portogallo e in Belgio), due secondi posti (in Austria, ed Europa a Brands Hatch) e due terzi posti (in Olanda e Italia) facendo suo il 4° posto in campionato.
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| Ayrton Senna e la Lotus 98T |


Fu lo stesso l'anno successivo, il 1986, dove riuscì a ripetersi con la mitica Lotus 98T ottenendo la medesima piazza in campionato. Stava per iniziare l'inesorabile ascesa; l'era Ayrton Senna. Nel 1987 cambiano i colori ma non la scuderia per il brasiliano, che correrà tutta la stagione con la Lotus 99T, che nel frattempo aveva perso il suo elegante vestito nero ed oro, indossando un più sgargiante giallo ''Camel''. Ma la signora inglese, oltre al vestito, ha cambiato anche qualcos'altro. Era infatti sparito il motore Renault EF15B 1.5 V6 turbo in favore del nuovo e più performante Honda RA166E 1.5 V6 turbo. Quell'anno Senna vince il Gran Premio di Monaco e quello di Detroit, che insieme ai buoni piazzamenti fatti durante quasi tutta la stagione, gli faranno ottenere il terzo posto in campionato. Era ormai pronto il fuoriclasse brasiliano, competeva ai massimi livelli ed aveva bisogno probabilmente dell'auto giusta per vincere, che arrivò nel 1988.


In quell'anno, si sarebbe scritta una pagina importante nella storia della Formula 1, e della Mclaren. Fu infatti quest'ultima a volere in squadra Senna, che visto il prestigio e i risultati, accettò di buon grado. Quell'anno accadde un evento storico, qualcosa che capita probabilmente una sola volta nel corso di un millennio, e credetemi non sto esagerando. Nel 1988 Ayrton Senna da Silva entrò nell'abitacolo della Mclaren Honda MP4/4. Ora, chi sa di cosa di cosa si stia parlando, sarà sicuramente d'accordo con quanto detto poco prima. Per chi invece non lo sapesse, ve lo spiego subito, così che possiate essere d'accordo anche voi. Nel 1987 l'ingegnere americano Steve Nichols, insieme al direttore tecnico Gordon Murray (ex capo della progettazione alla Brabham), progettarono quella che sarebbe stata l'auto più vincente della storia della Formula 1, tutt'oggi, imbattuta. Steve e Gordon scelsero di disegnare la nuova monoposto sulla linea della Brabham BT55, progettata da Murray un paio di anni prima. La vettura sarebbe stata dotata di un motore di 6 cilindri a V di 80° da 1.5 litri di produzione Honda, in particolare il modello RA168-E. Nel 1988 nonostante la scelta di diversi costruttori ricadde sui motori V10 aspirati da 3.5 litri, e le pressioni di Honda nell'utilizzare i loro nuovi motori, Murray volle mantenere la formula utilizzata l'anno prima. Rispetto alla stagione del 1988 infatti, l'anno prima le auto turbocompresse non rispondevano a particolari limitazioni, soprattutto sulla potenza. Quest'ultima infatti, si aggirava sugli 800cv durante le gare, ed arrivava a superare addirittura i 1000/1100 in qualifica, dove era possibile spingere così a limite questi motori per pochi giri. Ma le cose cambiarono quando la FIA si accorse che la cosa si sarebbe potuta rivelare troppo pericolosa, e decise di porre un limite alla pressione dei turbo (che doveva essere tarata a 2.5 bar) e alla potenza delle monoposto. Fu per questo che nel 1988 alcuni costruttori decisero di passare ai motori aspirati, ritenendo che date le nuove regole, non ci fossero più quei reali vantaggi in termine di potenza che davano i motori turbocompressi e che anzi avrebbero pagato il loro ritardo nell'erogazione a favore dei motori aspirati.
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| Ayrton Senna mentre danza sulla pioggia a Bordo Della Mclaren MP4/4 |

L'auto si dimostrò subito vincente ed ottenne una percentuale di vittorie del 93,8% vincendo, tra Senna e il compagno di squadra Prost, 15 dei 16 Gran Premi della stagione. Capirete che abbinare un auto come quella con un pilota come Senna non potè che fargli vincere il suo primo campionato mondiale di F1, seguito ovviamente dal compagno di squadra. Alla fine della stagione Ayrton Senna conquistò 8 vittorie e 7 pole. mentre Alain Prost ottenne 7 vittorie e due pole. Fu un qualcosa di irripetibile ancora oggi, e la stagione si concluse con la schiacciante vittoria di Mclaren nel mondiale marche con un totale di 199 punti.

Nel 1989 la stagione iniziò nel migliore dei modi per Senna che collezionò 3 vittorie nelle prime 4 gare. Da lì in poi una serie di sfortunati problemi alla MP4/5 fecero sopravanzare in classifica il compagno di squadra Alain Prost, con cui ci furono numerose tensioni e rivalità che hanno portato anche a spiacevoli incomprensioni in pista (vedi Gran Premio di Suzuka 1989, ma questo magari lo approfondiremo in un altro articolo). Quell' anno fu Prost a laurearsi campione del mondo.
Nel 1990, Prost andò in Ferrari, e Senna sulla nuova MP4/5B, evoluzione della monoposto dell' anno precedente, segnò ben 8 vittorie e si laureò per la seconda volta campione del mondo.


Nel 1991, sulla MP4/6, Senna vinse 7 gare e si portò a casa il terzo titolo mondiale, nonchè, il secondo consecutivo. Il 1992 per Senna doveva essere l'anno del quarto titolo, che però non arrivò. Quello che invece arrivò quell'anno furono le tremende FW14B di Williams, dirette evoluzioni delle già velocissime FW14 dell'anno prima. Con quest'auto la casa inglese sviluppò una delle monoposto più tecnologicamente avanzate e superiori alla concorrenza nella storia della Formula 1. La monoposto era infatti dotata di un sistema pneumatico di sospensioni attive che variava l'assetto della vettura in base a specifici parametri come la velocità o l'angolo di sterzo in curva, gestiti da un apposita centralina (da segnalare che questa soluzione fu sperimentata per prima da Lotus qualche anno prima, anche se in maniera meno sofisticata). Questa soluzione, unita all'eccezionale motore Renault RS3 V10 3.5 litri aspirato, portò ad un vero e proprio divario prestazionale tra le Williams di Nigel Mansell e Riccardo Patrese, e le altre case costruttrici. Nonostante Ayrton fu l'unico a star dietro alle formidabili monoposto inglesi con la sua MP4/7, soprattutto sul bagnato, fu Mansell a spuntarla quell'anno vincendo il titolo mondiale. Alla fine del 1992 il sistema di sospensioni attive delle Williams fu bandito dalla FIA.


Nel 1993 Prost passò alla Williams e Senna affrontò il suo ultimo anno in Mclaren con la MP4/8 che nel frattempo montò il motore Ford. Quell'anno le vittorie del brasiliano furono 5, ma il titolo andò a Prost che ne collezionò 7. Ayrton Senna era ancora all'apice, ancora volenteroso di vincere il suo 4° titolo, ma la Mclaren, forse, non era più in grado di permetterglielo. Così nel 1994 Senna firmò con la Williams che contava già ben 3 piloti. Senna era molto fiducioso per la stagione, tant'è vero che collezionò tre pole position nelle prime tre gare anche se non le portò a termine. Sarebbe stata probabilmente una questione di tempo e adattamento dato che il brasiliano lamentava problemi di spazio nell'abitacolo della sua Fw16. Ma tutto si interruppe bruscamente nel week end di gara del Gp di San marino. Era il 30 Aprile 1994, tempo di qualifiche ad Imola. Durante quel maledetto Sabato Roland Ratzemberger percorreva un giro lanciato quando, tra il tamburello e la Villeneuve l'auto perse un pezzo dell'ala frontale destra. Essendo l'ala così dannegiata la Simtek di Roland, affrontando la curva Villeneuve a più di 300km/h, non riuscì a curvare per la mancata deportanza e si schiantò nelle protezioni a bordo pista ad una spaventosa velocità di 314.9 km/h. Nonostante l'impatto la cella di resistenza attorno al pilota resistì ma la decellerazione fu tale che il pilota riportò seri danni alla base cranica. Fu repentino l'intervento dei medici che arrivarono in due minuti sul posto. Roland fu trasportato d'urgenza a bordo di un elicottero nell'Ospedale Maggiore di Bologna, dove morì 7 minuti dopo l'arrivo. L'accaduto turbò infinitamente tutto il mondo della Formula 1, compresi piloti e tifosi. In particolar modo Ayrton Senna fu toccato dall'accaduto. Molte testimonianze infatti, anche dai tecnici del box Williams, affermarono che quel giorno il campione era molto strano e pensieroso, come se sentisse qualcosa dentro di lui. Il campione brasiliano portò addirittura in macchina con se una bandiera austriaca da esibire in onore del compagno morto il giorno prima. Molti, me compreso, concordano che in segno di lutto non si sarebbe dovuto correre il giorno seguente, ma non fu così.
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| L' incidente del pilota Austriaco Roland Ratzemberger |
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| L'incidente visto da un altra angolazione |



Il 1° Maggio 1994 partì il Gran Premio di San Marino sul circuito di Imola. In Pole c'era Ayrton Senna con la sua Williams FW16. Semaforo verde. Tutto andò per il meglio nel corso dei primi sei giri, poi alle 14:17 di quel maledetto 1°Maggio, durante il settimo giro del tracciato, Ayrton Senna approccia normalmente la curva del Tamburello dove poco più avanti aveva perso la vita il collega austriaco il giorno prima, ad una velocità di circa 310 km/h quando a causa delle sollecitazioni e della forza laterale, il piantone dello sterzo (probabilmente frettolosamente rimontato dai meccanici dopo aver effettuato delle modifiche che lo stesso Ayrton chiese di effetuare) della FW16 cedette e la monoposto smise di curvare. Ayrton si accorse dell'accaduto e tentò in tutti i modi di frenare, decellerando fino ad una velocità di circa 211 Km/h. In soli due secondi dall'azionamento del freno però, la vettura schiantò alla suddetta velocità in maniera quasi frontale contro il muretto alla fine della via di fuga. Anche questa volta l'impatto fu tremendo. L'auto rimbalzò sul muretto tornando verso l'interno della pista e fermandosi una cinquantina di metri più avanti dal punto dell'incidente. Con l'impatto, parte della sospensione anteriore della monoposto con ancora attaccata la gomma colpì in testa Ayrton provocandogli un grave trauma cranico. Oltre a questo, parte del braccio della sospensione ormai distrutta, penetrò nella visiera del casco di Senna ferendo gravemente il suo occhio destro. L'impatto fu violentissimo e il pilota perse conoscenza sul colpo, riportando numerose lesioni. Anche in questo caso i soccorsi arrivarono tempestivamente e cercarono di rianimare il pilota. Il campione fu estratto dalla vettura e privato del casco tagliando le cinghie di sicurezza di quest'ultimo, constatando perdite di sangue dal naso e dalla bocca oltre alla ferita riportata sull'occhio. Fu immediatamente richiesto l'intervento di un elicottero che, per la prima volta nella storia della Formula 1, atterrò direttamente in pista per prelevare Senna e trasportarlo all'Ospedale Maggiore di Bologna. Qui il primario Dottoressa Maria Teresa Fiandri prese in carico Ayrton che venne sottoposto a TAC, elettrocardiogramma e vari altri esami che ne rivelarono la non attività celebrale. Tuttavia per lo stato Italiano questa condizione non è sufficiente a constatarne il decesso, per tanto il fratello Leonardo alle ore 18:15 contattò un prete per dare l'estrema unzione al campione mentre la dottoressa Fiandri gli annunciava lo stato di irreversibilità del coma di Senna. Alle ore 18:37 subentrò un nuovo arresto cardiocircolatorio che stavolta ne decretò il decesso.




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Nonostante gli orari effettivi dei decessi dei due campioni, le morti furono registrate con gli orari degli impatti in pista. Il tragico gran Premio di quell'anno fu vinto da un mesto Michael Schumacher su Benetton. Si conclude così la storia del grande Ayrton Senna da Silva, grande campione ma ancor prima grande uomo, che ha dato il suo contributo per scrivere la storia non solo della Formula 1 ma dell'automobilismo mondiale, entrando di diritto nell'olimpo dei grandi. Seppur deceduto ormai da 25 anni all'età di 34 anni, Ayrton Senna continuerà a vivere nella memoria e nel cuore di noi tutti appassionati. Grazie Ayrton.
Questo articolo vuole essere il mio omaggio ad Ayrton Senna e Roland Ratzemberger.
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